Il nuovo Piano Transizione 5.0 cambia forma: non prevede un credito d’imposta da utilizzare in F24, ma una maggiorazione fiscale del costo degli investimenti.
Per le imprese che stanno valutando macchinari interconnessi, software avanzati, fotovoltaico, accumulo o altri impianti da fonti rinnovabili, comprendere questa differenza è il primo passo per pianificare correttamente il progetto.
Che cos’è il nuovo Piano Transizione 5.0
Il nuovo Piano Transizione 5.0, chiamato anche Iperammortamento, sostiene gli investimenti destinati alla trasformazione tecnologica, digitale ed energetica delle imprese.
La misura si applica agli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028 e reintroduce il meccanismo della maggiorazione del costo di acquisizione dei beni. Il beneficio rileva esclusivamente ai fini delle imposte sui redditi, attraverso maggiori quote di ammortamento o maggiori canoni deducibili nel caso della locazione finanziaria.
Non si tratta, quindi, di un contributo erogato direttamente né di un credito compensabile tramite modello F24.
L’effetto è una riduzione del reddito imponibile nel corso del periodo di ammortamento del bene. Il vantaggio fiscale effettivo dipende anche dalla situazione reddituale dell’impresa, dall’aliquota applicabile e dal relativo piano di ammortamento.
Chi può accedere all’iperammortamento
La misura è rivolta alle imprese residenti in Italia e alle stabili organizzazioni di soggetti esteri presenti sul territorio nazionale.
L’accesso è previsto indipendentemente dalla forma giuridica, dalla dimensione aziendale, dal settore di attività e dalle modalità adottate per determinare il reddito d’impresa. Gli investimenti devono essere destinati a strutture produttive situate in Italia.
Per i privati cittadini non rappresenta, invece, un’agevolazione diretta. Può però avere effetti indiretti, favorendo l’ammodernamento e l’efficienza delle imprese che producono beni o offrono servizi.
Quali investimenti possono rientrare
Il nuovo Piano Transizione 5.0 comprende due principali categorie di investimento.
1) Beni tecnologici e digitali
Rientrano i beni materiali e immateriali nuovi indicati negli Allegati IV e V alla Legge di Bilancio 2026.
Si tratta, in sintesi, di tecnologie funzionali alla trasformazione digitale dei processi produttivi, come macchinari evoluti, sistemi automatizzati, strumenti di controllo e software che rispettano i requisiti previsti dalla normativa.
I beni devono essere interconnessi al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura. La semplice sostituzione di un macchinario, quindi, non garantisce automaticamente l’accesso al beneficio.
2) Autoproduzione di energia rinnovabile
Sono agevolabili anche alcuni investimenti in impianti destinati all’autoproduzione e all’autoconsumo di energia da fonti rinnovabili.
Tra le spese ammesse possono rientrare i gruppi di generazione, i trasformatori, i misuratori funzionali alla produzione, i servizi ausiliari e i sistemi di accumulo collegati all’impianto. Sono previste regole anche per la produzione di calore di processo.
Per gli impianti elettrici, la producibilità massima attesa non può superare il 105% del fabbisogno energetico della struttura produttiva, calcolato secondo i criteri stabiliti dal decreto. I costi ammissibili sono inoltre soggetti ai parametri indicati nell’Allegato 1.
In pratica, un impianto fotovoltaico sovradimensionato rispetto ai consumi aziendali potrebbe non essere interamente agevolabile. Il progetto energetico deve quindi partire dall’analisi dei consumi reali.
Quanto vale la maggiorazione
La maggiorazione è applicata per scaglioni progressivi:
- 180% per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
- 100% per la quota superiore a 2,5 milioni e fino a 10 milioni;
- 50% per la quota superiore a 10 milioni e fino a 20 milioni.
Gli scaglioni sono calcolati sugli investimenti completati in ciascuna annualità.
Un esempio semplice
Un’impresa acquista un bene agevolabile del valore di 500.000 euro.
Con una maggiorazione del 180%, il costo fiscale aggiuntivo è pari a 900.000 euro. La base complessiva sulla quale calcolare gli ammortamenti fiscali diventa quindi 1.400.000 euro.
Questo non significa ricevere 900.000 euro né risparmiare immediatamente la stessa cifra in imposte. La maggiorazione produce deduzioni fiscali nel tempo, seguendo il piano di ammortamento e la capacità dell’impresa di generare reddito imponibile.
Come presentare la richiesta
La piattaforma GSE per la prenotazione delle agevolazioni è operativa dal 12 giugno 2026. La procedura prevista si sviluppa in tre fasi.
1. Comunicazione preventiva
L’impresa indica la struttura produttiva, i beni programmati, i costi previsti, le date stimate di completamento e interconnessione oppure, per gli impianti rinnovabili, la data prevista di entrata in esercizio.
2. Comunicazione di conferma
La conferma deve essere trasmessa entro 60 giorni dall’esito positivo della comunicazione preventiva.
Occorre dimostrare l’avvio dell’investimento mediante un acconto pari ad almeno il 20% del costo di ciascun bene. Non possono essere aggiunti beni nuovi rispetto alla domanda iniziale e i costi possono essere modificati solo in diminuzione.
3. Comunicazione di completamento
La comunicazione finale deve essere inviata dopo l’interconnessione dei beni tecnologici o l’entrata in funzione degli impianti rinnovabili e, in ogni caso, entro il 15 novembre 2028, salvo le specifiche proroghe previste in caso di richiesta di integrazioni.
Il beneficio può essere applicato dal periodo d’imposta in cui viene trasmessa la comunicazione di completamento, purché siano rispettate le condizioni previste e il GSE comunichi l’esito positivo delle verifiche.
Perizia, certificazione e controlli
L’impresa deve disporre di una perizia tecnica asseverata, o di un’attestazione rilasciata da un ente accreditato, che dimostri le caratteristiche dei beni e l’interconnessione.
È richiesta anche una certificazione contabile sull’effettivo sostenimento delle spese e sulla loro corrispondenza con la documentazione aziendale.
Fatture, documenti di trasporto, perizie e attestazioni devono essere conservati. In presenza di irregolarità, dichiarazioni non corrette o requisiti mancanti, il beneficio può essere revocato in tutto o in parte, con recupero di imposte, interessi e sanzioni.
La vera scelta viene prima della domanda
L’iperammortamento può sostenere un investimento già valido sul piano industriale. Non dovrebbe essere il motivo principale per acquistare un bene che l’impresa non necessita o per realizzare un impianto energetico non coerente con i consumi.
Prima della prenotazione è utile verificare:
- requisiti tecnici dei beni;
- tempi di consegna e interconnessione;
- consumi energetici della struttura;
- sostenibilità finanziaria dell’investimento;
- capacità di utilizzare la deduzione fiscale;
- disponibilità delle certificazioni richieste.
Un’analisi preliminare può ridurre il rischio di impostare un progetto non conforme o poco conveniente.
Stai valutando un investimento in tecnologie, fotovoltaico, accumulo o autoproduzione energetica? Contattaci per maggiori informazioni e per esaminare il progetto alla luce delle regole applicabili.
Le informazioni hanno carattere generale e non sostituiscono una valutazione fiscale, tecnica o legale riferita al singolo investimento.